FOTOSTORIA


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Una storia particolare ed interessante, raccontata dalle foto degli ultimi cinquant’anni.

“Ho sempre creduto nell’ecologia e alle potenzialità che ha il pianeta di fornirci quanto ci occorre, senza depredarlo e inquinarlo

Trentacinque anni fa ho assistito, presso un centro della Regione Piemonte, ad un esperimento nel settore del riscaldamento: da una macchina di origine danese si presentava la possibilità di riscaldare utilizzando un prodotto povero come lo scarto derivante dall’abbattimento di alberi dovuto alla manutenzione dei boschi. Questi prodotti triturati finemente (cippato), in Danimarca erano utilizzati per riscaldare interi paesi ad un costo irrisorio. Sbalordito da questa possibilità ho iniziato a progettare una caldaia che sfruttasse questo materiale e devo dire che, nonostante la mia esperienza nel settore della termodinamica, la strada è stata dura e faticosa. I tentativi sono stati molteplici, mettendo a dura prova la pazienza dei miei famigliari”  – sorride – “ma alla fine sono riuscito a progettare un sistema che non solo bruciasse materiale di scarto come il cippato, ma che apportasse un rendimento elevato. Ho pensato di aver portato a termine un progetto grandioso che sarebbe stato applicato su vasta scala, raccogliendo il sostegno di amministratori e politici.

Vedevo scuole, ospedali e comunità riscaldati con poca spesa portando ricchezza nelle casse degli amministratori, attraverso l’utilizzo di una materia prima derivante dalla sola pulizia delle zone boschive presenti sul territorio. Ma i tempi non erano maturi per questo tipo di progetto e il mio sogno è rimasto tale. Nessun interesse e nessun appoggio. Negli anni del benessere riscaldarsi con la legna non aveva una valenza di risparmio energetico come oggi; lo status medio alto richiedeva alti consumi e ostentazione dello spreco.

Nonostante tutto ho continuato a crederci, ho perfezionato la tecnologia, ho tramandato il mio credo alla famiglia, insieme siamo cresciuti e abbiamo fondato Tencobioma. Ho visto mio figlio Alessandro appassionarsi a questo lavoro, progettando lui stesso macchine sempre più all’avanguardia. Il suo entusiasmo, il suo credere in questo lavoro, mi ripaga di tutti i sacrifici che ho affrontato nel corso di questi lunghi anni”.

Mario Negri